Riflessioni,
ricordi, notizie, aggiornamenti dal Casentino e dal mondo
Le
parole di uomini e donne idealmente vicini, che hanno partecipato
o che ci auguriamo parteciperanno ai nostri eventi
Imagine
/ Immagina di
John Lennon
Imagine
there's no heaven / Immagina che non ci sia paradiso
it's
easy if you try / è facile se ci provi
ne
hell below us / nessun inferno sotto di noi
above
us only sky / sopra di noi soltanto il cielo
Imagine
all the people / Immagina tutta la gente
living
for today. / che vive per l'oggi.
Imagine
there's no countries / Immagina che non ci siano
nazioni
it
isn't hard to do / non è
difficile da farsi
nothing
to kill or die for / niente
per cui uccidere o morire
and
no religion too / e in più nessuna religione
Imagine
all the people /Immagina tutta la gente
living
life in peace. / che vive
la vita in pace.
You
may say I'm a dreamer / Tu puoi dire che sono
un sognatore
but
I'm not the only one / ma
non sono l'unico
I
hope someday you'll join us / io spero che un
giorno ti unirai a noi
and
the world will be as one. / e
che il mondo sarà unito.
Imagine
no possessions / Immagina che non vi siano possedimenti
I
wonder if you can / mi chiedo se ci riesci
no
need for greed or hunger / nessun
bisogno di avidità o di ingordigia
a
brotherhood of man / una fratellanza di uomini
Imagine
all the people / Immagina tutta la gente
sharing
all the world / che si divide il mondo in ugual
misura.
You
may say I'm a dreamer / Tu
puoi dire che sono un sognatore
but
I'm not the only one / ma non sono l'unico
I
hope someday you'll join us / Io spero che un
giorno ti unirai a noi
and
the world will be as one. / e che il mondo sarà
unito.
"...mille
volte e mille piu' delle stelle in cielo
e delle allodole negli orti sulle rive del Tigri..."
scriveva un poeta iracheno
quando in Europa regnava Carlo Magno.
Oggi sulle rive del Tigri si uccide e si muore,
ma da qualche parte dell'Iraq esistono orti e allodole.
Siamo
stati e siamo in luoghi che abbiamo raggiunto
perche' c'era guerra e perche' c'era miseria.
Abbiamo incontrato sofferenza e disperazione.
Ma
abbiamo conosciuto, in questi stessi luoghi,
teatri offerti dalla natura o creati dall'uomo
per lo spettacolo necessario e possibile
della serenita', della felicita', della pace. Della vita.
Abbiamo
scoperto che il nuovo esiste gia',
l'impronta, nel presente, del futuro possibile.
Il domani della malattia e' la guarigione,
e il sogno puo' accadere nella veglia.
E'
in questa scoperta l'augurio per l'anno nuovo.
Felice
2008 da Emergency!
IL
22 SETTEMBRE SONO ARRIVATE A RONDINE CITTADELLA DELLA PACE (AR)
LE PRIME STUDENTESSE INTERNAZIONALI DA RUSSIA, ISRAELE E MACEDONIA
Prosegue
così l’esperienza di dialogo interreligioso di giovani
studenti provenienti
da Paesi in conflitto che
l‘Associazione Rondine realizza dal 1997
Rondine
Cittadella della Pace è un piccolo borgo toscano sulle
rive dell’Arno, in Provincia di Arezzo, che
ospita da 10 anni una delle realtà più significative
e concrete del nostro Paese sul tema della pace. Dal
1997 infatti è attivo a Rondine uno Studentato Internazionale
formato da giovani provenienti da territori in
conflitto e
zone di guerra che sperimentano una vita di convivenza, di formazione
e di studio. Scopo
dello Studentato è quello di consentire agli studenti,
una volta completato il ciclo di studi, di
rientrare nel Paese di origine per
testimoniare quanto appreso a Rondine, ovvero la concreta possibilità
del dialogo, della
riconciliazione e della pacifica convivenza, anche con il “nemico”.
Per
la prima volta dopo 10 anni di attività con ragazzi stranieri,
lo Studentato Internazionale di Rondine apre le porte alle
prime studentesse: Ana,
Galia, Yulia, Riva provenienti da Macedonia, Israele e Federazione
Russa.
L’inaugurazione
dello Studentato femminile si è svolta Sabato 22 Settembre
2007 presso la sede dello Studentato a
Rondine (AR). Presente per l’occasione il Ministro Rosy
Bindi che ha portato la sua testimonianza assieme a Elisa
Mussaeva (Consulente IHF - Associazione Memorial - Repubblica
di Inguscetia), Nelida Ancora (Politica,
impegnata nel mondo della Cooperazione), Giovanna Ceccatelli Guerrieri
(Docente
di Sociologia dei processi Culturali presso l'Università
di Firenze).
L’incontro
è stato moderato dalla giornalista Giuseppina Paterniti
del TG3. Durante
la giornata del 22 Settembre è stata inaugurata anche la
mostra “L’altra metà del cielo”: un’esposizione
di opere realizzate da giovani donne artiste che ha fatto da cornice
a momenti musicali e
improvvisazioni teatrali dedicati al tema del dialogo che caratterizzeranno
l’intero evento, coinvolgendo
gli studenti e le neo-arrivate studentesse di Rondine.
Con
l’entrata delle prime studentesse la scommessa di Rondine
raggiunge la massima audacia: un
giovane ceceno con una ragazza russa, una israeliana con un palestinese,
una macedone con un serbo e un bosniaco. I
ragazzi e le neo-arrivate studentesse, spesso provenienti da paesi
attualmente in conflitto, condivideranno alcuni
anni assieme, ognuno con un autonomo percorso di studi, ma con
un comune percorso di dialogo e
di confronto nella convinzione che solo la conoscenza e la comprensione
profonda sia la base della convivenza pacifica
tra i popoli. Le studentesse, come i loro colleghi maschi, sono
state selezionate attraverso i partners di
Rondine, strutture territoriali come Ambasciate, Università,
ONG e singole Personalità in costante contatto con
le realtà locali.
Attualmente
lo Studentato internazionale di Rondine ospita circa venti ragazzi
e ragazze provenienti da Bosnia,
Israele,
Palestina, Georgia, Abkhasia, Inguscezia, Ossetia, Sierra Leone,
Serbia, Federazione Russa, Cecenia e Macedonia.
www.rondine.org
IL
22 NOVEMBRE LA CANTANTE NOA A RONDINE
Cari
amici,
mi
sono davvero emozionata nel conoscere la vostra Associazione
e le meravigliose attività nelle quali siete impegnati.
Non c’è dubbio per me che ad un micro-livello si
riesca a raggiungere facilmente la pace, perché siamo
tutti esseri umani con gli stessi bisogni, speranze, paure e
sogni.
Gli studenti di Rondine, vivendo l’uno accanto all’altro,
studiando, lavorando e gustando la vita assieme, possono rendersi
conto in pieno della verità di questo principio e successivamente,
diventare, speriamo, messaggeri di pace nelle loro comunità.
Starà poi a questi messaggeri poter guidare il difficile
processo che influenza il macro-livello, dove gruppi religiosi
e governi falliscono ipetutamente nel semplice compito che i
vostri studenti realizzano a Rondine così facilmente:
vivere l’uno accanto all’altro in pace e rispetto
reciproco.
Sono anche molto lieta di notare come anche l’integrazione
di giovani donne nello studentato abbia finalmente avuto inizio.
E’ un mio privilegio accettare il vostro invito ad essere
uno dei Membri Onorari della vostra Fondazione.
Con
rispetto e simpatia
Noa
A TAVOLA CON NOA:
RONDINE
INCONTRA L’ARTISTA IN NOME DELLA PACE TRA I POPOLI
Un’artista
realmente impegnata per la pace, carica di energia positiva, disponibile,
curiosa e pronta a dialogare in modo semplice e schietto con chiunque
sia interessato a dialogare con lei: così è apparsa
Noa a noi dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace
che l’abbiamo accolta nello Studentato Internazionale lo
scorso 23 novembre per un pranzo trasformatosi in momento di intenso
scambio reciproco, riflessione e vera festa.
Cappellone da cowboy, tenuta country, magra e sorridente, la cantante
israeliana è arrivata nel borgo medievale portando una
sferzata di vitalità: non era nemmeno scesa di macchina
che già stringeva mani, distribuiva osservazioni e complimenti,
interrogava gli studenti, intrecciava una fitta conversazione
con il presidente dell’Associazione Franco Vaccari.
Ci sono voluti pochi minuti perché arrivasse al cuore della
questione: “Ho sempre creduto che, quando c’è
un rapporto diretto tra le persone e riesci a guardare negli occhi
l’altro, i problemi si possono risolvere” ha detto
a chi le chiedeva cosa ne pensasse di Rondine. “È
a livello internazionale, di governi e istituzioni, che la situazione
diventa più difficile; per questo è bello che esistano
‘laboratori’ come il vostro, per avviare un processo
serio di comprensione reciproca a piccoli passi”.
Il suo approccio con lo Studentato non si è limitato a
congratulazioni e formalità: ha subito chiesto con una
certa insistenza perché le prime studentesse sono state
accolte nello Studentato solo quest’anno e la sua curiosità
si è placata soltanto quando le sono state date spiegazioni
dettagliate. Del resto si è subito capito che a questa
artista internazionale (nata a Tel Aviv, cresciuta a New York
e trasferitasi in Israele a 17 anni) sta particolarmente a cuore
la questione femminile: “La donna – ha detto –
ha un ruolo incredibile nel risolvere i problemi e creare legami
di pace, perché la nostra funzione primaria è dare
la vita e proteggerla. Se vi sentite insicure perché gli
uomini vi prevaricano – ha affermato rivolgendosi direttamente
alle studentesse – pensate che voi avete un potere enorme,
quello di essere madri”.
Ha
instaurato immediatamente un clima di solidarietà con le
donne ma ha anche parlato e scherzato con i giovani uomini, chiedendo
loro se sapevano cucinare e giocando a immaginarli “ragazzi
da sposare”. L’atmosfera scanzonata creatasi durante
la breve visita guidata intorno al borgo è diventata ancora
più disinvolta, e allo stesso tempo si è fatta più
‘profonda’, al momento di sedersi a tavola tutti insieme.
Affiancata dai suoi musicisti Gil Dor e Zohar Fresco, con i quali
si è poi esibita la sera stessa nell’affascinante
‘concerto per Rondine’ nella Basilica di San Francesco
a Arezzo, la cantante ha voluto come prima cosa raccontare un’esperienza
personale: l’incontro, 12 anni fa, con Nabil Salameh, il
cantante libano-palestinese del gruppo musicale Radiodervish.
“Veniva da esperienze molto difficili – ha spiegato
– e tra noi c’era una forte tensione a causa delle
diverse nazionalità e della storia dei nostri popoli; ma
abbiamo parlato molto, ci siamo confrontati su tutto e alla fine
siamo diventati amici. Sei anni fa ho avuto il mio primo figlio
e Nabil ha dedicato a lui il suo album, un gesto che mi ha profondamente
commosso. Io e Nabil abbiamo fatto pace, i nostri paesi ancora
no, ma credo che pian piano ce la possiamo fare”.
Durante il pranzo Noa non si è risparmiata, in nessun senso:
ha divorato con allegro appetito due piatti di pasta e, con lo
stesso entusiasmo, ha risposto ai quesiti dei ragazzi dello Studentato.
Anzi, a un certo punto, rimescolando le carte, è stata
lei stessa a rivolgere loro alcune domande. E non erano domande
qualunque: “Voglio che mi raccontiate i momenti più
difficili che avete sperimentato da quando siete arrivati qua”.
Boniface, il sierra-leonese, ha descritto i suoi problemi con
la lingua italiana, Riva, la studentessa di Mosca, ha accennato
al non sempre facile rapporto con gli studenti maschi. Poi c’è
stato Issa, il palestinese, che ha rievocato i lunghi litigi con
Shahar, studente israeliano: “Si parlava del conflitto,
della storia, e ognuno aveva il suo punto di vista: alla fine,
però, abbiamo mangiato pane e Nutella insieme in segno
di amicizia. Quello che conta è guardare al futuro, non
al passato, e mantenere la capacità di dialogare. Ciò
che mi rende triste – ha concluso Issa - è che quando
torno nella mia terra non ho la stessa possibilità”.
“Perché no?” ha chiesto Noa. “Perché
non posso andare in Israele, mi è tecnicamente proibito”
ha risposto lo studente. E la cantante, forse per la prima volta,
è rimasta in silenzio.
Un
silenzio, per la verità, durato pochi secondi. “Tante
volte io e Gil Dor abbiamo cercato di fare concerti in Palestina
– ha proseguito – ma è sempre stato difficile
collaborare perché c’è sensibilità
e orgoglio diffusi a causa dei drammi sperimentati in questi lunghi
anni di conflitto. Servirebbe un terreno neutrale e un approccio
più pragmatico alle cose. Eppoi, andando a guardare bene,
si scopre che ci sono molte persone di buona volontà da
entrambe le parti, tante organizzazioni non governative che lavorano
per creare un ponte tra realtà diverse, solo che i media
non ne parlano, non rappresentano la verità delle cose”.
“Io e te da soli non possiamo salvare
il mondo – ha concluso guardando negli occhi il giovane
palestinese – ma possiamo dar vita a piccoli gruppi che
si incontrano e si confrontano, sperando che allo stesso tempo
i grandi della terra trovino un accordo per porre fine alla guerra”.
A pranzo terminato, dopo i doni, le congratulazioni e le
fotografie di rito, Noa ha ripercorso i vialetti di Rondine e
si è soffermata davanti a una piccola costruzione messa
a dura prova dal tempo, dove qualcuno aveva poggiato un bel vaso
di fiori. “Ecco, questo vaso sopra questo muro sbrecciato
significa che chi abita qui ama davvero questo posto” ha
commentato. Andandosene Noa ha lasciato
in ricordo a Rondine questa sua estrema attenzione ai piccoli,
fondamentali particolari dell’esistenza – letti con
profonda sensibilità di donna e di artista – e un
forte impegno a camminare a fianco dell’Associazione per
nuovi, grandi progetti: del resto, lei ci ha sempre creduto, è
proprio dai ‘piccoli’ incontri che può nascere
qualcosa di molto più vasto e importante.
ED
ECCO GLI AUGURI DEI RAGAZZI E DI NOA NELLA LORO LINGUA DI ORIGINE
"Verso
il terzo millennio" di Giorgio Gaber
E
tu mi vieni a dire che l'uomo muore
lontano dalla vita lontano dal dolore
e in questa quasi indifferenza non è più capace
di ritrovare il suo pianeta fatto di aria e di luce.
E tu mi vieni a dire che il mio presente
è come un breve amore del tutto inconsistente
che preso dai miei sogni io non mi sto accorgendo
che
siamo al capolinea al termine del mondo.
E tu mi vieni a dire che tutto è osceno
che non c'è più nessuno che sceglie il suo destino
non ci rendiamo conto che siamo tutti in preda
di un grande smarrimento di una follia suicida.
E
sento che hai ragione se mi vieni a dire
che l'uomo sta correndo e coi progressi della scienza
ha già stravolto il mondo però non sa capire che cosa
c'è di vero nell'arco di una vita tra la culla e il cimitero.
E tu mi vieni a dire c'è solo odio, ci sarà sempre qualche guerra
qualche
altro genocidio e anche in certi gesti che sembran solidali
non c'è più un individuo siamo ormai tutti uguali.
E
sento che hai ragione se mi vieni a dire che anche i più normali
in mezzo ad una folla diventano bestiali e questa specie di calma
del nostro mondo civile è solo un'apparenza solo un velo sottile.
E tu mi vieni a dire quasi gridando che non c'è più salvezza
sta
sprofondando il mondo.
Ma io ti voglio dire che non è mai finita che
tutto quel che accade
fa parte della vita.
"Se
ci fosse un uomo" di Giorgio Gaber (Gaber 1999-2000)
Questo
mondo è impazzito e non si può fermare
popolato
da un unico mito che è il potere
popolato
da gente che lotta contro il tempo
e
in questo enorme e indaffarato niente
non
ha più scampo.
Se
ci fosse un uomo rinvigorito e forte
forte
nel vedere chiara e sorridente
la
sua oscura realtà del presente
se
ci fosse un uomo forte di una tendenza senza nome
se
non quella di umana elevazione forte come una vita che è in attesa
di
una rinascita improvvisa.
Se
ci fosse un uomo rigenerato e vero
vero
nell'inseguire quel miraggio che è la visione di un mondo più
saggio
vero
nell'affrontare ciò che ha intorno senza mai intaccare
il
suo equilibrio interno
vero
nel custodire con impegno la parte più viva del suo sogno
se
ci fosse un uomo.
Allora
si potrebbe immaginare un umanesimo nuovo
con
la speranza di veder morire questo nostro Medioevo
col
desiderio che in una terra sconosciuta ci sia di nuovo
l'uomo
al centro della vita...
Darsi
pace di Marco Guzzi
Fratello,
se vuoi la pace, datti pace.
La
pace è solo il tuo cuore sprigionato.
Fratello,
se vuoi l'amore, diventalo.
Tu
sei l'amore che cerchi.
Non
chiedere perciò la pace al mondo.
E
non pretendere l'amore da nessuno.
La
pace dalla tu. Falla tutti i giorni con le tue mani.
E
dallo tu l'amore. Scroscia, donati, irradia: sii felice.
E'
dandolo l'amore che lo ricevi in abbondanza.
Siamo
tutti passeggeri di questa piccola astronave terra;
tutti
abbiamo gli stessi bisogni, le
stesse emozioni, affetti, paure.
Siamo
vittime di malattie e infortuni. Cerchiamo almeno di vivere in pace,
aiutandoci a sopportare i mali e le disgrazie che non dipendono da noi
e
di
non contribuire a quelle assurde calamità prodotte dalla guerra.
Cerchiamo di vivere in pace qualunque sia la nostra origine, la nostra
fede,
il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni.
Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze.
Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore
delle quali
è la guerra e soprattutto la cosiddetta guerra preventiva.
Margherita
Hack
Il
sole tramontando guarda questa terra e dice:
"Cosa farete ora che io devo andare via?".
Lontano
nella terra una lucina ad olio, piccola piccola, risponde:
"Oh
maestro faremo quello che possiamo".
Tagore
Lo
trovo così bello. Diciamolo ai giovani:
"anche tu puoi essere una piccola luce".
Noi
siamo parte di questa grande cosa e ognuno di noi è anche una
piccola luce
e possiamo fare qualcosa, facciamo
quello che possiamo.
Vi
saluto così:
ognuno faccia una piccola cosa e tutti assieme faremo un grande cammino.
Tiziano
Terzani
Volentieri
pubblichiamo uno scritto inviatoci dall'amico camaldolese Arrigo Anzani,
si
tratta di un'ulteriore riflessione sul tema della non violenza:
tante
buone ragioni per dire "SI"
alla pace e "NO" alla guerra.
"O GUERRA
O PACE" Perchè:
La
pace ama...la
guerra odia;
la
pace unisce...la
guerra separa;
la
pace accoglie...la
guerra rifiuta;
la
pace accarezza...la
guerra picchia;
la
pace compromette...la
guerra estromette;
la
pace nutre...la
guerra affama;
la
pace promuove...la
guerra boccia;
la
pace costruisce...la
guerra distrugge;
la
pace abbatte steccati...la
guerra alza muri;
la
pace include...la
guerra esclude;
la
pace abbraccia...la
guerra sferra pugni;
la
pace bacia...la
guerra morde;
la
pace accetta...la
guerra è inaccettabile;
la
pace ascolta...la
guerra urla;
la
pace sorride...la
guerra piange;
la
pace diversifica...la
guerra omologa;
la
pace va oltre...la
guerra resta dentro;
la
pace sogna...la
guerra ha gli incubi;
la
pace profuma...la
guerra puzza;
la
pace gode...la
guerra stupra;
la
pace cammina...la
guerra storpia;
la
pace vede...la
guerra acceca;
la
pace discute...la
guerra litiga;
la
pace espone...la
guerra impone;
la
pace apre...la
guerra chiude;
la
pace degusta...la
guerra si abbuffa;
la
pace sboccia...la
guerra appassisce;
la
pace eleva...la
guerra affossa;
la
pace prega...la
guerra bestemmia;
la
pace ringrazia...la
guerra impreca;
la
pace offre...la
guerra ruba;
la
pace rende belli...la
guerra abbrutisce;
la
pace ringiovanisce...la
guerra avvizzisce;
la
pace è tenera...la
guerra è dura;
la
pace è colorata...la
guerra è nera;
la
pace è intelligenza...la
guerra è stoltezza;
la
pace è umana...la
guerra è diabolica;
la
pace è "per"...la
guerra è "contro";
la
pace è piena di sguardi...la
guerra è cieca;
la
pace è sana...la
guerra è malata;
la
pace è povera...la
guerra è ricca;
la
pace è grazia...la
guerra è peccato;
la
pace è vita...la
guerra è morte;
la
pace è dolce...la
guerra è amara;
la
pace è insieme...la
guerra è sola;
la
pace è comunità...la
guerra è ghetto;
la
pace è silenzio...la
guerra è rumore;
la
pace è vera...la guerra è falsa;
la
pace è autorevole...la
guerra è autoritaria;
la
pace è senza fine...la
guerra ha sempre secondi fini;
la
pace è luce...la
guerra è buio;
la
pace è benevolenza...la
guerra è diffidenza;l
a
pace è azione...la
guerra è reazione;
la
pace è sinfonica...la
guerra è monotona;
la
pace è un bacio...la
guerra è uno schiaffo;
la
pace è una culla...la
guerra è una bara;
la
pace è fiducia...la
guerra è sospetto;
la
pace è speranza...la
guerra è disperazione;
la
pace è da Dio...la
guerra no.
Lettera
di una madre trovata scritta vicino al corpo
di
un bambino nel campo di concentramento di Ravensbruk
Signore
non ricordarti soltanto degli uomini di buona volontà,
ma
anche di quelli cattivi.
Ma
non per guardare a tutte le sofferenze che ci hanno fatto patire:
ricordati
piuttosto delle cose buone che quelle sofferenze
hanno fatto nascere in noi:
la
lealtà, l'umiltà, il coraggio, la generosità, la
grandezza d'animo
che ci è cresciuta dentro per
tutto quanto abbiamo sofferto,
e
quando quegli uomini verranno al giudizio finale
lascia
che i buoni frutti che da noi sono nati siano il loro perdono.
NATA
IL 19 LUGLIO
Lo
sguardo dolce dell'antimafia
Sono
Rita Borsellino, sorella di Paolo.
Sono
nata il 2 giugno 1945 e sono rinata il 19 luglio 1992.
Voglio
dirlo subito: anche se mi impegno in politica con il mio nome
e
non con quello di mio fratello, la storia che ho vissuto negli ultimi
14 anni
e
che adesso metto a disposizione esiste proprio perchè Paolo non
c'è più.
Forse
sarei ancora chiusa tra le mura di casa a vedere cosa capita fuori