

Noa
solidale con Rondine
Cari
amici,
mi sono davvero emozionata nel conoscere la vostra Associazione e
le meravigliose attività nelle quali siete impegnati. Non c’è
dubbio per me che ad un micro-livello si riesca a raggiungere facilmente
la pace, perché siamo tutti esseri umani con gli stessi bisogni,
speranze, paure e sogni.
Gli studenti di Rondine, vivendo l’uno accanto all’altro,
studiando, lavorando e gustando la vita assieme, possono rendersi
conto in pieno della verità di questo principio e successivamente,
diventare, speriamo, messaggeri di pace nelle loro comunità.
Starà poi a questi messaggeri poter guidare il difficile processo
che influenza il macro-livello, dove gruppi religiosi e governi falliscono
ripetutamente nel semplice compito che i vostri studenti realizzano
a Rondine così facilmente: vivere l’uno accanto all’altro
in pace e rispetto reciproco.
Sono anche molto lieta di notare come anche l’integrazione di
giovani donne nello studentato abbia finalmente avuto inizio. E’
un mio privilegio accettare il vostro invito ad essere uno dei Membri
Onorari della vostra Fondazione.
Con rispetto e simpatia
Noa
RONDINE
INCONTRA L’ARTISTA IN NOME DELLA PACE TRA I POPOLI
Un’artista
realmente impegnata per la pace, carica di energia positiva, disponibile,
curiosa e pronta a dialogare in modo semplice e schietto con chiunque
sia interessato a dialogare con lei: così è
apparsa Noa a noi dell’Associazione Rondine Cittadella della
Pace che l’abbiamo accolta nello Studentato Internazionale lo
scorso 23 novembre per un pranzo trasformatosi in momento di intenso
scambio reciproco, riflessione e vera festa.
Cappellone da cowboy, tenuta country, magra e sorridente, la cantante
israeliana è arrivata nel borgo medievale portando una sferzata
di vitalità: non era nemmeno scesa di macchina che già
stringeva mani, distribuiva osservazioni e complimenti, interrogava
gli studenti, intrecciava una fitta conversazione con il presidente
dell’Associazione Franco Vaccari.
Ci sono voluti pochi minuti perché arrivasse al cuore della
questione: “Ho sempre creduto che, quando c’è
un rapporto diretto tra le persone e riesci a guardare negli occhi
l’altro, i problemi si possono risolvere” ha
detto a chi le chiedeva cosa ne pensasse di Rondine. “È
a livello internazionale, di governi e istituzioni, che la situazione
diventa più difficile; per questo è bello che esistano
‘laboratori’ come il vostro, per avviare un processo serio
di comprensione reciproca a piccoli passi”.

Il suo approccio con lo Studentato non si è limitato a congratulazioni
e formalità: ha subito chiesto con una certa insistenza perché
le prime studentesse sono state accolte nello Studentato solo quest’anno
e la sua curiosità si è placata soltanto quando le sono
state date spiegazioni dettagliate. Del resto si è subito capito
che a questa artista internazionale (nata a Tel Aviv, cresciuta a
New York e trasferitasi in Israele a 17 anni) sta particolarmente
a cuore la questione femminile: “La donna – ha
detto – ha un ruolo incredibile nel risolvere i problemi e creare
legami di pace, perché la nostra funzione primaria è
dare la vita e proteggerla. Se vi sentite insicure perché gli
uomini vi prevaricano – ha affermato rivolgendosi direttamente
alle studentesse – pensate che voi avete un potere enorme, quello
di essere madri”.
A
tavola con Noa
Ha
instaurato immediatamente un clima di solidarietà con le donne
ma ha anche parlato e scherzato con i giovani uomini, chiedendo loro
se sapevano cucinare e giocando a immaginarli “ragazzi da sposare”.
L’atmosfera scanzonata creatasi durante la breve visita guidata
intorno al borgo è diventata ancora più disinvolta,
e allo stesso tempo si è fatta più ‘profonda’,
al momento di sedersi a tavola tutti insieme.

Affiancata
dai suoi musicisti Gil Dor e Zohar Fresco, con i
quali si è poi esibita la sera stessa nell’affascinante
‘concerto per Rondine’ nella Basilica di San Francesco
ad Arezzo, la cantante ha voluto come prima cosa raccontare un’esperienza
personale: l’incontro, 12 anni fa, con Nabil Salameh, il cantante
libano-palestinese del gruppo musicale Radiodervish. “Veniva
da esperienze molto difficili – ha spiegato – e tra noi
c’era una forte tensione a causa delle diverse nazionalità
e della storia dei nostri popoli; ma abbiamo parlato molto, ci siamo
confrontati su tutto e alla fine siamo diventati amici. Sei anni fa
ho avuto il mio primo figlio e Nabil ha dedicato a lui il suo album,
un gesto che mi ha profondamente commosso. Io e Nabil abbiamo fatto
pace, i nostri paesi ancora no, ma credo che pian piano ce la possiamo
fare”.
Durante il pranzo Noa non si è risparmiata, in nessun senso:
ha divorato con allegro appetito due piatti di pasta e, con lo stesso
entusiasmo, ha risposto ai quesiti dei ragazzi dello Studentato. Anzi,
a un certo punto, rimescolando le carte, è stata lei stessa
a rivolgere loro alcune domande. E non erano domande qualunque: “Voglio
che mi raccontiate i momenti più difficili che avete sperimentato
da quando siete arrivati qua”. Boniface, il sierra-leonese,
ha descritto i suoi problemi con la lingua italiana, Riva, la studentessa
di Mosca, ha accennato al non sempre facile rapporto con gli studenti
maschi. Poi c’è stato Issa, il palestinese, che ha rievocato
i lunghi litigi con Shahar, studente israeliano: “Si parlava
del conflitto, della storia, e ognuno aveva il suo punto di vista:
alla fine, però, abbiamo mangiato pane e Nutella insieme in
segno di amicizia. Quello che conta è guardare al futuro, non
al passato, e mantenere la capacità di dialogare. Ciò
che mi rende triste – ha concluso Issa - è che quando
torno nella mia terra non ho la stessa possibilità”.
“Perché no?” ha chiesto Noa. “Perché
non posso andare in Israele, mi è tecnicamente proibito”
ha risposto lo studente. E la cantante, forse per la prima volta,
è rimasta in silenzio.
Un
silenzio, per la verità, durato pochi secondi. “Tante
volte io e Gil Dor abbiamo cercato di fare concerti in Palestina –
ha proseguito – ma è sempre stato difficile collaborare
perché c’è sensibilità e orgoglio diffusi
a causa dei drammi sperimentati in questi lunghi anni di conflitto.
Servirebbe un terreno neutrale e un approccio più pragmatico
alle cose. Eppoi, andando a guardare bene, si scopre che ci sono molte
persone di buona volontà da entrambe le parti, tante organizzazioni
non governative che lavorano per creare un ponte tra realtà
diverse, solo che i media non ne parlano, non rappresentano la verità
delle cose”.
“Io e te da soli non possiamo salvare il mondo –
ha concluso guardando negli occhi il giovane palestinese – ma
possiamo dar vita a piccoli gruppi che si incontrano e si confrontano,
sperando che allo stesso tempo i grandi della terra trovino un accordo
per porre fine alla guerra”.

A
pranzo terminato, dopo i doni, le congratulazioni e le fotografie
di rito, Noa ha ripercorso i vialetti di Rondine e si è soffermata
davanti a una piccola costruzione messa a dura prova dal tempo, dove
qualcuno aveva appoggiato un bel vaso di fiori. “Ecco, questo
vaso sopra questo muro sbrecciato significa che chi abita qui ama
davvero questo posto” ha commentato. Andandosene Noa
ha lasciato in ricordo a Rondine questa sua estrema attenzione ai
piccoli, fondamentali particolari dell’esistenza – letti
con profonda sensibilità di donna e di artista – e un
forte impegno a camminare a fianco dell’Associazione per nuovi,
grandi progetti: del resto, lei ci ha sempre creduto, è proprio
dai ‘piccoli’ incontri che può nascere qualcosa
di molto più vasto e importante.
La
voce di Noa per Rondine

Si è svolto la sera del 23 novembre l’atteso concerto
di Noa per Rondine, che ha visto l’intervento di molte persone
e autorità riunite ad ascoltare la famosa cantante che da anni
utilizza la musica come strumento di riavvicinamento dei popoli in
conflitto. Noa ha accettato l’invito della Cittadella della
Pace di entrar a far parte del Comitato d’Onore della Fondazione
di Comunità per Rondine, e si è poi esibita all’interno
della Basilica di San Francesco, ai piedi dei meravigliosi affreschi
di Pier della Francesca.
La Basilica pian piano si riempie, le luci sul palco davanti all’altare
si accendono, salgono un ragazzo ed una ragazza di Rondine, le loro
voci emozionate rompono il silenzio della basilica: "
Io sono Issa e vengo da Betlemme, io sono Galia e vengo da Gerusalemme.
Siamo qui per annunciare il concerto di Noa". Mano
nella mano i due ragazzi, lei israeliana e lui palestinese, simboleggiano
una pace possibile anche tra due paesi in guerra da anni.
Ma
ecco Noa salire sul palco, prima di cantare vuole però parlare,
non è il solito concerto ma qualcosa di più
e quindi non può non far riferimento alla giornata passata
a Rondine con i ragazzi della Studentato. Sforzandosi di parlare
in Italiano Noa ha detto: "Ho
visitato Rondine e ho conosciuto tanta bella gente. Questo posto mi
ha dato speranza, sono molto felice di essere qui per la Fondazione
Rondine. Io credo che si possa trovare la pace, piano piano, mano
a mano. Gli
studenti di Rondine, vivendo uno accanto all’altro, studiando
insieme, diventano portatori di un messaggio di riconciliazione, condivisione
e fratellanza nelle loro comunità e alimentano la speranza
che questo messaggio arrivi anche ai governi”.
La
sua bellezza, tipicamente medio-orientale, è in perfetta sintonia
con quegli affreschi; la sua voce stupenda, la sua armonia nei movimenti,
la sua eleganza, la sua dolcezza, la sua semplicità, il suo
entusiasmo, il suo carisma in campo musicale ma anche sociale, si
uniscono sinergicamente alla forza emotiva dei dipinti di Piero:
è un tutt'uno, passato presente futuro si uniscono alle note
per comporre una melodia d'insieme che è un capolavoro d'arte
e di vita allo stesso tempo.

Il
concerto è stata anche l’occasione per festeggiare l’apertura
dello Studentato Femminile con le nuove studentesse Yulia, Riva, Galia
e Ana. I posti all’interno della Basilica non sono
riusciti a contenere tutte le persone intervenute per l’evento,
e molti che non erano riusciti a trovare l’invito hanno seguito
dall’esterno, grazie all’impianto audio installato in
collaborazione con il Comune di Arezzo.

Il
pubblico ha apprezzato molto la performance della cantante, che si
è esibita in canzoni con contenuto religioso e brani del suo
repertorio, passando dai virtuosi ritmi arabi alle note della tradizione
klezmer fino alla tarantella napoletana, e come bis non poteva che
dedicare alla città la famosissima canzone “Beautiful
that way” colonna sonora del film di Roberto Benigni
“La vita è bella” girato anche ad Arezzo.
Al termine del concerto ci sono stati i saluti e i ringraziamenti
del Presidente dell’Associazione Franco Vaccari, del sindaco
di Arezzo Giuseppe Fanfani e di Padre Roberto, tutti sul palco insieme
ai ragazzi e alle ragazze dello Studentato. Il concerto si è
rivelato un'ulteriore iniziativa a livello locale e nazionale di sensibilizzazione
verso la pace e il dialogo di cui Rondine da anni si fa promotrice.
Gil
Dor e Zohar Fresco
Noa alle percussioni

Con
la sua voce cristallina, Noa unisce jazz, rock, suggestioni etniche
e medio orientali, raccontando i mali della guerra ma anche le speranze
di riconciliazione tra realtà diverse, credendo che comunque
'La vita è bella'.
I
suoi stessi lineamenti la rendono 'testimonial' quasi involontario
della forza del dialogo tra i popoli, le religioni, i tanti colori
delle etnie nel mondo.
La
sua presenza scenica, delicata e mai autocelebrativa, unita ad un
registro di voce ineguagliabile, riescono a trasferire emozioni uniche
e indelebili.