Introduzione
al genere Gospel di Maurizio Principato

La
parola Gospel nasce da “god-spell”, ovvero “good news”,
buone notizie. Anticamente questa definizione indicava le Sacre Scritture,
ma in epoche più vicine a noi la parola “gospel”
è stata usata per definire la musica religiosa che, nei primi
decenni del XX secolo, gli afro-americani intonavano in chiesa per inneggiare
al Signore e mettersi gioiosamente “in comunicazione” con
il divino.
Dallo sviluppo di questa forma musicale cantata e suonata hanno preso
origine due distinte espressioni del gospel, il gospel originario dei
neri e il gospel “ereditato” (e adattato) dei bianchi.
Quella di Mahalia Jackson è una delle prime voci nere ad arrivare
all’affermazione anche se la cantante si esibisce -o, se preferite,
si esprime- solo in contesti ecclesiastici. Altri interpreti, come sister
Rosetta Tharpe, il Golden Gate Quartet e Clara Ward, invece, portano
il gospel in giro per il mondo ed anche in location –per il periodo-
inusuali come i night club. In seguito una nuova generazione di artisti
(The Jordanies, Al Green e il grande Solomon Burke, autore del brano
“Everybody needs somebody to love” reso celebre dal film
“The Blues Brothers” di John Landis) opera un’ulteriore
apertura, aumentando la fruibilità e il potenziale commerciale
di un genere nato da spinte, esigenze e stimoli religiosi.
Tornando al gospel delle origini, infatti, è importante ricordare
che gli afro-americani obbedirono all’impulso di parlare, cantare
o declamare –in totale libertà e spontaneità- la
loro fede, la loro esperienza religiosa, la loro felicità scaturita
dalla consapevolezza di aver incontrato Dio. Una forma di gioia spirituale
contagiosa che, senza alcuna costrizione, favorisce la condivisione
e dà ad ognuno la possibilità e il diritto di esprimere
il proprio intimo sentimento religioso. E se, da una parte, ogni individuo
sente di poter arrivare a Dio, dall’altra esiste la cognizione
del fatto che nessuno è senza peccato ma ha davanti a sè
un percorso di redenzione.
Musicalmente il gospel e le sue modalità esecutive (in particolare
il coro) hanno avuto forti influenze nello sviluppo di generi musicali
giovanili come il rock e il pop. Ne sono testimoni le canzoni “Under
the bridge” (dei Red Hot Chili Peppers), “Cry me a river”
(di Justin Timberlake), “Downfall” (dei Matchbox Twenty),
“Like a prayer” (di Madonna), “Somebody to love”
(dei Queen).
THE JOHNNY THOMPSON SINGERS
Il
reverendo John Alexander Thompson vanta una notevole esperienza nel
genere. Avviato precocemente agli studi musicali alla tenera età
di cinque anni, nel corso della sua vita artistica ha maturato una serie
di esperienze professionali che lo hanno portato a diventare Junior
Pastor della Open Door F.B.H. Church, direttore del coro presso la Wynnefield
Academy e Pastor First Apostle della F.B.H. Church Coatesville. Fonda
il coro dei Johnny Thompson Singers di cui è direttore dal 1965;
dal 1955 ad oggi si muove tra esperienze varie e partecipazioni in tutto
il mondo che ne celebrano la grandezza. Il suo primo tour europeo è
nel '97 con i leggendari Stars of Faith of Black Nativity, mentre risale
a quattro anni più tardi la sua prima apparizione in Europa come
Johnny Thompson Singers. Ad oggi vanta più di sessanta tournée
in cinquanta paesi diversi. Ha composto numerose hit e nel 1980 è
stato il primo gruppo gospel a creare un video clip su scala mondiale.
Il
concerto nella Chiesa della Propositura a Pratovecchio ha avuto un grande
successo di pubblico. La professionalità, la bravura e la notevole
carica emozionale degli artisti, hanno trasmesso una gioia e partecipazione
emotiva tale da scatenare grandi applausi,voglia di ballare e allo stesso
tempo occhi lucidi. Una serata indimenticabile all'insegna della musica,
del canto e della preghiera, niente di meglio in preparazione al Santo
Natale.

Foto
di Alessandro Ferrini