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PROGETTO FONTANA PER PIAZZA TARLATI
L'idea di un intervento progettuale nel centro storico di
Bibbiena, viene proposta nel 1998 dalla Fondazione all'amministrazione
comunale di Bibbiena nell'ambito delle iniziative per "Bibbiena
2000". La volontà del progetto al quale la Fondazione dava
particolare importanza innanzitutto per i legami affettivi
con il paese, consisteva principalmente nella rivalorizzazione
del centro storico in uno dei suoi spazi più significativi,
e cioè la piazza Tarlati, cuore del nucleo antico. La piazza,
ricca di memorie ma ridotta principalmente - nonostante i
lavori di ripavimentazione - a funzioni di parcheggio, doveva
essere ripensata come spazio aggregativo e culturale e restituita
al suo ruolo storico di piazza "grande", un vero salotto all'aperto
per Bibbienesi e turisti. Per la rivitalizzazione della piazza,
la Fondazione proponeva la realizzazione di una fontana artistica
che fosse ricca di pregi tecnici e che soprattutto rappresentasse
un forte segnale di richiamo. Facendo propria, per la completa
coincidenza di obiettivi, l'idea della Fondazione,
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l'Amministrazione Comunale deliberava nella primavera 1999
l'accoglimento della proposta e l'affidamento del progetto
di valorizzazione della piazza Tarlati e della terrazza limitrofa
all'architetto Prof. Remo Buti dell'Università di Firenze.
L'iniziativa è stata successivamente presentata in una conferenza
che, tenutasi in Aprile al teatro Dovizi, ha avuto notevole
risonanza sulla stampa locale, in quanto esempio concreto
di progetto di riqualificazione del centro. Il processo progettuale
non si è svolto linearmente: dopo diverse elaborazioni grafiche
ispirate alla smantellata fontana ottocentesca, il progetto,
verificata la inattualità della riproposizione di richiami
tradizionali, si è sempre più orientato verso una incisiva
semplificazione formale per approdare, di tentativo in tentativo,
ad una proposta di assoluta geometrizzazione. La fontana progettata
si configurava come un semplice, essenziale bacino di forma
circolare; la struttura in c.a. precompresso, colorato in
pasta, rivestita sul fianco esterno e sul bordo superiore
in pietra grigia non geliva. Oltre che come oggetto di arredo
urbano, le dimensioni e la forma della fontana
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consentivano il suo utilizzo come sedile, sottolineandone
la vocazione di elemento di socializzazione. La fontana sarebbe
stata posizionata nel punto di incontro tra l'asse longitudinale
della piazza e l'asse di simmetria del loggiato di palazzo
Bruni, elemento architettonico di maggior rilievo insieme
alla torre Tarlati. La scelta della ubicazione planimetrica
dell'oggetto teneva conto in primo luogo delle esigenze di
percorribilità della piazza da parte dei mezzi di servizio
e soccorso, una volta che la piazza stessa fosse, come era
nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, chiusa al
traffico veicolare. In secondo luogo, la posizione eccentrica
della fontana ne consentiva vedute di scorcio dalle vie di
accesso alla piazza, preannunciando il nuovo ruolo attribuito
alla piazza stessa. Come è a tutti noto, però, al progetto
non è seguita la realizzazione a causa del parere negativo
espresso dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali
di Arezzo dopo un iter burocratico durato più di un anno.
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